21 Gennaio 2026

Non ci sono appigli su una parete liscia

Dal libro "No more Mr. Nice Guy" del Dott. Robert A. Glover si legge (pagina 66 capitolo 3):

I often refer to Nice Guys as Teflon Men. They work so hard to be smooth, nothing can stick to them. Unfortunately this Teflon coating also makes it difficult for people to get close.
It is actually a person's rough edges and human imperfections that give others something to connect with.

Che tradotto in italiano è:

Spesso mi riferisco ai Bravi Ragazzi come Uomini Teflon. Lavorano così duramente per essere lisci che nulla riesce ad attaccarsi a loro. Purtroppo questo rivestimento in Teflon rende anche difficile per le persone avvicinarsi. In realtà sono gli spigoli ruvidi e le imperfezioni umane di una persona che danno agli altri qualcosa con cui connettersi.

L'autore suggerisce di essere autentici e accettare le proprie imperfezioni, perché attraverso di esse gli altri possono connettersi a noi. Infatti se, accettati per come siamo, ci mostrassimo in toto, con pregi e difetti, staremmo offrendo agli altri dei punti di appigli, ai quali essi possono aggrapparsi per condividere insieme il viaggio. D'altronde non ci sono appigli su una parete liscia.

Per quanto mi riguarda ciò è terrificante! 😀
Altri che conoscono le tue imperfezioni e sono casomai pronti a usarle a tuo danno? No grazie, non dico che preferisco il teflon, perché diventerebbe veramente dura concedersi all'intimità, allo scambio, all'umanità e si finirebbe per centrifugare negatività, solitudine e auto-commiserazione, ma rimango dell'idea che la propria natura, specialmente la propria debolezza, vada mostrata a pochi eletti, nell'accezione di "scelti". Chi non merita questa apertura dovrebbe quindi accontentarsi della versione pubblica di sé, confezionata magari, ma mai posticcia (che è peggio che andar di notte).

Tuttavia, probabilmente, qualcosina in più va rischiato se si vuol vivere appieno. È anche vero che se siamo uniti e integri, coscienti della nostra forza, avveduti delle nostre debolezze e abbracciassimo con accettazione in toto la nostra persona, attraverso quegli appigli nessuno potrebbe causarci danno, in quanto è la mancanza di accettazione e gratitudine che fa dei propri difetti qualcosa di cui vergognarsi e le proprie carenze qualcosa degno di essere additato dagli altri.

La cosa certa è che se ci si concede al mondo con verità, non si vivrà con la sindrome del senno di poi. Con la necessaria forza di essere autentico e la resilienza per ricomporsi quando qualche malfidato approfitti degli appigli per piantare dolorosi perni, si può, con tutta probabilità, vivere una vita più sapida, autentica e piena.

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